Domenica 31 ottobre, all'interno dell'iniziativa nazionale "A ottobre piovono libri" la biblioteca San Giovanni, con l'aiuto del comune di Pesaro, ha organizzato l'evento "Il mio libro: Maratona di lettura per tutti. Maratona in biblioteca di lettura ad alta voce."
Sul volantino dell'evento leggo "Tutti abbiamo un libro che ha segnato i passaggi importanti della nostra vita. Per condividere la storia che racconta un nodo esistenziale, il classico per noi fondamentale, il romanzo che più ci ha appassionato, vieni in biblioteca e partecipa alla maratona di lettura."
Come rifiutare un simile invito? Bé a dire il vero se non avessi avuto la spinta di amici e una alta dose di incoscienza probabilmente non l'avrei fatta una pazzia del genere!
Ed eccomi lì a leggere ad alta voce un brano preso dal romanzo "Dannati Danni" di Vittoria A. che con voi condivido:
"Non è successo niente", "Poteva andare peggio" insieme a "Ma piantala! Non so proprio cosa hai da lamentarti..." sono i ritornelli che da sempre accompagnano le gesta rovinose e l'inevitabile sfacelo di casa Danni. Già, i Danni. Contrari per principio a ogni legge fisica gravitazionale, convinti di essere invisibili, volanti e di poter passare attraverso i muri. Loro e il loro albero genealogico che assomiglia a una pianta carnivora tropicale, pronta a spolparti se per sbaglio ci rimani impigliato. Dove passano i Danni non resta più nulla, scompaiono addirittura gli edifici. Una famiglia, un nome, un destino: fare danni. A se stessi e agli altri. A persone, animali o cose che abbiano avuto la cattiva idea di incrociare la loro rotta. Ed è al passo di questo leitmotiv martellante: "Niente di cui preoccuparsi, tutto sotto controllo", che le cose, col passare degli anni, hanno preso la porta nell'apparente distrazione generale.
Gli oggetti, in casa nostra, hanno sempre avuto il dono di materializzarsi e smaterializzarsi secondo l’interpretazione del momento: quando erano necessari erano ancora nostri anche se qualcuno ce li aveva già espropriati da tempo, quando invece nessuno le cercava si pretendeva di non sapere neppure di averli mai posseduti prima. In questi periodi poco per volta e con discrezione, tanto che quasi non ce se ne accorgeva, in altri momenti senza alcun ritegno e in massa, tutto il contenuto della casa ha fatto la sua uscita dalla porta d’ingresso per non rientrare mai più: sgraffignato, pignorato, espropriato o venduto battendo sul tempo i funzionari venuti per il sequestro. Gli arredi cessavano di esistere da un giorno all’altro e, in quelle circostanze, si doveva semplicemente smettere, senza commentare, di mangiare su un certo tavolo da pranzo oppure di cercare le lenzuola in un determinato armadio, perché entrambi non c’erano più. In questi casi, dopo un attimo di sorpresa mista a rassegnazione, si doveva guardare altrove con aria tediata pensando: “Non c’è più l’armadio. Ma si, che oggetto banale!”
E quando era venuto a mancare qualcosa di grosso come il pianoforte a coda Stanway&Sons, e qualche sconsiderato si era domandato ad alta voce che fine avesse fatto, un sibilo ringhioso “Quale pianoforte?” pronunciato a denti stretti e labbra rigide aveva chiuso per sempre la questione. Chi compiva gaffes di questo genere si precipitava a porvi rimedio fingendo di essersi sbagliato, vittima di una svista, di una distrazione: si, forse aveva visto un pianoforte, piccolino, vecchio, che era stato lì per qualche tempo, ma che chissà poi che fine aveva fatto! In cantina? Buttato via? Regalato a qualche cuginetto che voleva strimpellare? Chi se lo ricordava più! L’impronta rimasta sul tappeto era solo un disegno della trama.
Se da casa Danni si poteva far uscire di tutto, senza che nessuno battesse ciglio, c’era tuttavia una sola cosa che non si poteva assolutamente fare entrare mai, per nessun motivo al mondo: la realtà. Bisognava sempre sorridere e dare l’idea di essere non solo felici ma addirittura beati, di non accorgersi che i caloriferi erano spenti in dicembre, che non c’era l’acqua calda per lavarsi, che il telefono era regolarmente tagliato, che il più delle volte mancava la luce e, quando c’era, si doveva ringraziare un cavallotto abusivo. E che c’era un creditore, sicuramente un maniaco, che telefonava a tutte le ore del giorno e della notte emettendo ruggiti infernali a puro scopo intimidatorio.
Ma questo atteggiamento spavaldo e baldanzoso purtroppo presenta dei limiti nel lungo periodo. E dai oggi, e dai domani, alla fine, seguendo le stesse modalità dei beni mobili e senza preavviso, è sparita anche la casa, tutta intera. Anche in questa circostanza, però, è stato fondamentale far finta di credere che di lì a poco ce l’avrebbero restituita e che si trattava di un banale equivoco, una cosa da nulla. Mia madre, Anna, doveva continuare a credere di essere la regina di non-so-dove che difendeva tutta sola il suo regno dagli attacchi dei nemici e a convincersi che, dopo mille peripezie – inclusa quella di rubare il suo fascicolo dal tribunale – ci sarebbe riuscita. La dipartita della sua regale dimora era stata per lei un fatto imbarazzante e increscioso, naturalmente inspiegabile; tuttavia nel giro di pochissimi secondi lei era già riuscita a spalmare la colpa addosso a tutti quelli che per un verso o per l’altro le si trovavano intorno.
Ciononostante, la casa è andata all’asta e Anna è stata buttata fuori senza neanche il tempo di prendere le sue cose e senza avere altro posto dove andare che un albergo a ore dietro al Cimitero Monumentale dove le prostitute giravano nude per i corridoi. Non la prese poi così male: già dopo un paio di sere aveva fatto nuove amicizie con cui giocare a carte e vestita come una quindicenne aveva ripreso a pieno ritmo la sua vita mondana e notturna. Naturalmente anche del suo stile di vita dava la colpa a noi dicendo che se le avessimo fatto più compagnia, lei non avrebbe avuto bisogno di uscire tutte le sere per non stare sola, combinata in quel modo per di più.
Questa legge della materializzazione e smaterializzazione, oltre che alle cose, si applicava anche alle persone le quali a un certo punto non c’erano più, però non si era mai certi fino in fondo se poi fossero morte davvero. Semplicemente, non si sapeva dove fossero andate a finire, ma si continuava a parlarne al presente nel dubbio che un giorno o l’altro, magari, potessero ricomparire.
Ora il libro partecipa al concorso "Il libro dei libri maratona 2010". Le votazioni scadono al 14/11/2010. Votare è anonimo e semplicissimo. Basta mandare una mail all'indirizzo
biblioteca@comune.pesaro.it
Nell'oggetto scrivere il nome dell'evento:
Il mio libro: maratona per tutti.
Nel messaggio:
Il mio voto è per "Dannati danni" di vittoria A.
Grazie a chi vorrà partecipare alla votazione! :D
Naturalmente non posso evitare anche di condividere la mia lettura ad alta voce ;)